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“Giovani e carcere” – visita al carcere di Monza- 16 maggio 2009

La prima cosa che ho notato entrando nel carcere di Monza sono state le finestre; come si vede nei film alle grate c’erano appese magliette, ciabatte e appendini, qualche mano si faceva spazio tra le sbarre per salutarci.
In fila entriamo nel “teatro-cinema” dove ci sono i detenuti; ci guardano, ci stavano aspettando ansiosi. Già, ANSIOSI.
Prima di fare questa esperienza una mia preoccupazione era che i detenuti potessero vederci come dei “curiosi” che vogliono provare un’emozione forte e per questo non ci vedessero di buon occhio, in realtà, ho scoperto il contrario. Come ci avevano spiegato i volontari che operano nel carcere, per loro siamo stati una novità, un’ondata di aria “da fuori”.
Credo di non aver mai visto prima di ieri una platea di persone così attenta e curiosa come loro, vogliono sapere perché abbiamo deciso di andarli a trovare, per loro è strano che dei giovani facciano questa scelta; è strano ma lo apprezzano, si sentono finalmente trattati da PERSONE.
In loro non c’è vittimismo o voglia di ribellione, in loro c’è tanta voglia di FARCI CAPIRE.
Infatti mi hanno fatto molto riflettere su come alcuni loro disagi personali li hanno portati a commettere degli errori; sono consapevoli di avere sbagliato e questo è già un grosso passo in avanti.
Uno di loro ci lancia una frase particolare: siamo tutti a rischio di finire dietro le sbarre….
E’ una frase forte, provocativa ma assolutamente REALE.
Luca ci racconta infatti parte della sua storia; lui viene da una famiglia per bene, studiava e si stava quasi per laureare ma ha cercato e purtroppo trovato la soluzione dei suoi disagi nell’alcool.
Si è messo sulla “cattiva strada” ed è finito in carcere.
Quante persone sono finite così? Tante, troppe.
E’ colpa loro? Certo, ma non solo.
Proviamo a pensare alla realtà dei giorni nostri, alla crisi economica, affettiva e sociale del nostro Paese; quanta gente oggi per problemi di varia natura rischia di sbagliare? Tanta, nessuno è esente da questa situazione; chi ha la fortuna di avere accanto persone che possono dare un aiuto ce la può fare, ma chi non ha nessuno? chi si trova vittima dell’indifferenza delle persone, delle istituzioni e della società come farà?
Su questo ci hanno fatto riflettere ed anche sul “dopo carcere”.
In Italia non esistono realmente dei programmi post-pena, molti di loro escono e tornano a delinquere per il semplice motivo che non hanno alternative.
La buona volontà di cambiare, che molti hanno, da sola non basta perché non riescono a lavorare, trovare una casa, pagare le spese processuali e le multe, come fanno, DA SOLI, a farcela?
Noi… ce la faremmo?....
 
Non so quanto posso avere trasmesso a queste persone che ho incontrato, ma quello di cui sono certa è che, ancora una volta nella vita, mi è stato dato un insegnamento importante: bisogna SEMPRE cercare di capire prima di giudicare, o meglio in questo caso, COMPRENDERE prima di CONDANNARE.
 
Federica Brenna

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