Cosa significa "cittadinanza attiva"?
Il concetto di cittadinanza è strettamente collegato a quello di persona e di comunità civile. La Costituzione italiana, all'art. 2 afferma che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale." All'art. 118, si afferma il dovere della Repubblica di favorire l'autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati finalizzata all'interesse generale.
Questi principi sanciscono il dovere della comunità di riconoscere i diritti della persona e promuovere le azioni per rendere questi diritti esigibili, cioè realizzabili e realizzati.
Cosa c'entra la Caritas con la cittadinanza?
Nella dottrina sociale della Chiesa la persona è vista come portatrice di diritti, di dignità che traggono origine dall'essere l'uomo e la donna figli di un unico Padre. In questa accezione, la persona è per sua definizione presentata in relazione con altri, con la comunità, in un insieme di relazioni che sono essenziali alla sua piena realizzazione. La comunità civile, in questa visione, ha la responsabilità di riconoscere e promuovere, attraverso l'azione pubblica, la dignità della persona nella sua dimensione individuale e sociale.
La Caritas, come richiamato all'art. 1 del suo Statuto, è chiamata a promuovere "la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica."
La cosiddetta "normalità"
Una delle caratteristiche principali dell'Area Cittadinanza Attiva è quella di promuovere una lettura e analisi dei cambiamenti culturali, sociali ed economici, a partire dallo studio e approfondimento delle situazioni di esclusione sociale ma evidenziando in particolare i forti nessi strutturali tra le domande che emergono dai cosiddetti "ultimi" e le domande della cosiddetta "normalità". L'esperienza di questi anni dimostra come le dimensioni del lavoro, dell'abitare, della formazione, delle risorse economiche, della capacità di coinvolgere attivamente le risorse delle persone e di creare un patto forte di corresponsabilità, siano strumenti importanti e significativi nei percorsi individuali di inclusione sociale. Queste stesse dimensioni sono anche quelle che permettono di collegare e rinforzare i percorsi individuali in interventi più complessivi e strutturali di coesione sociale.
Il territorio
Il concetto di cittadinanza, in questa visione, è fortemente ancorato alla dimensione locale, ad un territorio, ad una comunità di persone, alla sua storia e all'interazione con altri territori e comunità. Diviene quindi importante innescare approcci e percorsi locali rispetto ai quali una determinata comunità individui gli strumenti e le risorse, materiali e simboliche, per agire su se stessa, cercando di dotarsi di strumenti di condivisione delle scelte di sviluppo sociale ed economico.
Il Terzo settore
Questi concetti individuano in maniera significativa le risorse del Terzo settore come importanti, non tanto in virtù del principio della libera concorrenza e nel loro esclusivo ruolo di gestori di interventi e prestazioni, ma come soggetti attraverso cui le persone si associano per partecipare al raggiungimento del bene comune, attivando risorse, energie e azioni di cittadinanza attiva.
La partecipazione
In questo modo il concetto di cittadinanza non viene vissuto solamente come attesa e rivendicazione di un diritto, ma come percorso di partecipazione, attivazione di tutte le risorse disponibili e utili. L'esperienza del Terzo settore esalta la dimensione della comunità locale, del territorio, delle specificità, della partecipazione, della sussidiarietà orizzontale e della solidarietà insieme, intese come il vincolo che aiuta le persone a sentirsi responsabili "in solido" uno dell'altro.
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