Per cominciare: l' auto -mutuo -aiuto per la salute mentale
Vi sono momenti in cui le persone possono sentirsi sopraffatte da un evento
o da una situazione problematica. Quando si soffre di un disagio psichico
spesso ci si ritrova soli a dover gestire la propria sofferenza, incapaci
o impossibilitati a mantenere relazioni significative.
Certo, gli interventi di carattere medico, psichiatrico farmacologico,
psicoterapeutico e riabilitativo sono indispensabili ma non sufficienti
per rompere l'isolamento e la solitudine nella quale le persone con disagio
psichico e le loro famiglie quotidianamente vivono; non sono sufficienti
per affrontare una sofferenza così intima, cosi' profonda che diviene
quasi indicibile.
Se la comunità cristiana è in dialogo con il territorio puo' favorire
la qualità e la solidità della rete sociale delle persone con disagio
psichico: la capacità di accoglienza, l'attenzione e l'amore che ogni
credente manifesta verso la persona sofferente che si incontra in parrocchia,
nel caseggiato, a scuola o sul lavoro è un' importante base che puo' aiutare
a costruire un clima emotivo e una rete di relazioni che si rinforzano
grazie alla disponibilità, alla gratuità e alla solidarietà di molti.
Una rete di relazioni è fondamentale sia per il sofferente psichico che
per la sua famiglia che, per prima, condivide il dolore profondo vissuto
dal proprio congiunto, l'isolamento sociale, la vergogna, il senso di impotenza.
Non può mancare una prossimità che restituisca a ciascun sofferente ed
alle loro famiglie la possibilità di ritrovare o riaffermare la speranza
nella vita, di sentirsi protagonista attivo e risorsa nel tortuoso cammino
lungo il sentiero che porta al cambiamento.
Fra le esperienze quotidiane che creano relazioni di solidarietà, reciprocità
e condivisione a chi soffre di un disagio mentale ed alle loro famiglie
desideriamo proporre quella dei gruppi di auto-aiuto costituiti da sofferenti
psichici o solo dai famigliari. La cultura e la pratica dell'auto - aiuto
stanno diventando sempre di più una risorsa importante nell'ambito della
protezione e promozione alla salute.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità lo annovera tra gli strumenti di
maggior interesse per ridare ai cittadini responsabilità e protagonismo,
per umanizzare l'assistenza socio-sanitaria, per migliorare il benessere
della comunità. In questi anni in Italia sono nati piu' di 4000 gruppi
che ha visto coinvolte 40.000 famiglie per un totale di circa 120.000 persone.
Tra i gruppi piu' noti possiamo citarne alcuni: gruppo anonimi alcolisti,
gruppi per smettere di fumare, per l'elaborazione del lutto, per la depressione,
per i familiari disagio psichico, per i familiari di disabili, per le
persone con disabilità fisica, per le persone sieropositive , per le famiglie
affidatarie o adottive, per i giocatori d'azzardo, gruppi in cui si affrontano
problemi derivanti da malattie specifiche come sclerosi multipla ecc.
"…dopo primi incontri ho preso coscienza che pur essendo al gruppo
perche' ho un figlio psicotico, io ero lì per me come persona e sulla
mia persona, sul mio essere, dovevo lavorare perche' solo se si riesce
ad avere una propria serenità si riesce a stare vicini nel modo giusto
a chi è in difficolta'…"
I gruppi di auto-aiuto si basano sull'aiuto reciproco dei partecipanti
che hanno un medesimo problema o che vivono una condizione simile e nel
gruppo si attivano e si aiutano, portando con autenticità qualcosa di
sé: la propria storia, la propria esperienza, le conoscenze, le competenze,
la propria dimensione spirituale.
Il gruppo rappresenta un legame, un ambito di ascolto, di comunicazione
libera, dove si ascolta con la mente e con il cuore e dove parteciparvi
significa dare e ricevere fiducia, condividere le emozioni, vivere una
reciproca comprensione, vicinanza, scambio di opinioni, di pareri, di consigli.
Nel gruppo ciascuna persona impara e insegna, condivide un'esperienza
in un clima di rispetto della diversità, senza pregiudizi e sapendo di
non essere giudicata; ciò aiuta a non essere soli nel provare alcuni sentimenti
anche negativi e dolorosi, a superare l'imbarazzo e la vergogna, ad entrare
in contatto con idee diverse che aiutano a modificare le proprie, a creare
nuove amicizie, ad esprimersi, a sviluppare la capacità di riflettere
sul proprio comportamento, ad aumentare l'attitudine ad affrontare i problemi e la stima di sé.
Il rapporto fra i partecipanti è caratterizzato dalla "parità": non vi
sono esperti che propongono soluzioni ma ciascuno a partire dalla propria
esperienza o problema, attraverso il confronto e la condivisione, trae
aiuto per se' e aiuta gli altri.
Il gruppo è orientato all'ascolto ma anche all'azione: le persone imparano
e cambiano attraverso l'esperienza concreta. Il gruppo favorisce cosi'
la sperimentazione di nuovi comportamenti, nuovi modi di sentire, nuovi
stili di vita e ciascuna persona ha la possibilità concreta di aumentare
la propria autostima, di credere nelle proprie risorse e capacità. Il
gruppo esiste e funziona per i membri e grazie a loro; esso deve essere
sufficientemente ristretto (15/20 persone ) per favorire l'interazione fra le persone.
E' aperto a coloro che chiedono di farne parte, si incontra regolarmente
(di norma ogni settimana) e la partecipazione è gratuita. L'avvio e/o
la conduzione del gruppo possono essere favoriti da una persona (non professionista)
che ha il compito di facilitare la comunicazione, curare all'interno del
gruppo l'accoglienza di nuovi partecipanti. Che fare concretamente per
avviare un gruppo di auto-aiuto di familiari di persone con disagio psichico?
Innanzitutto è importante individuare all'interno della comunità cristiana
una o piu' persone che, a partire dalle conoscenze del problema, dall'esperienze
o dall'interesse desiderano essere un riferimento per le persone che costituiranno
il gruppo di auto-aiuto.
L'avvio dell'esperienza non richiede molti strumenti concreti (solo una
sala in cui riunirsi) ma necessita certamente del contributo di alcune
persone che desiderano occuparsi delle attività necessarie per promuovere,
avviare ed accompagnare il gruppo fino al momento in cui esso sarà in
grado di procedere in autonomia In una prima fase, è importante proporre
alla comunità cristiana, come descritto nelle parti precedenti di questo
opuscolo, uno o piu' incontri di sensibilizzazione/informazione sulla
salute mentale e sul senso/significato dell'auto-aiuto. Se, in occasione
di questi incontri i familiari di persone con disagio mentale esprimono
il bisogno e l'interesse ad avviare/partecipare ad un gruppo di auto-aiuto
è necessario proseguire con alcuni incontri formativi rivolti ai volontari,
ai familiari ed ai cittadini allo scopo di:
· stimolare la conoscenza reciproca dei partecipanti;
· approfondire i principi dell'auto-aiuto;
· individuare le persone della comunità che accompagneranno e condivideranno
l'avvio del gruppo fino alla definizione di un facilitatore fra i componenti
del gruppo stesso.
Per la progettazione e programmazione di questo percorso, se la parrocchia
sente il bisogno di confrontarsi, di essere sostenuta o di avere consulenze
può contattare l'Area Salute Mentale di Caritas Ambrosiana. Al termine
di questo ciclo di incontri, inizia il percorso vero e proprio del gruppo
che continua a trovarsi con una cadenza generalmente settimanale. Ogni
incontro dura un'ora e mezzo circa.
Il gruppo potrà prendere contatto con altri gruppi o realtà di auto-aiuto
per confrontarsi sulle esperienze e sui problemi che di volta in volta
incontra.
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